Con Nadia e le altre, contro la violenza maschile e contro tutti i Cie!

Pubblichiamo e sottoscriviamo il comunicato di Silenzio Assordante

Con Nadia e le altre, contro la violenza maschile e contro tutti i Cie!

Nadia è una ragazza di 19 anni che è detenuta da due mesi nel Cie di Ponte Galeria, il lager alle porte di Roma in cui lo stato italiano rinchiude le persone immigrate senza il permesso di soggiorno.

Ma Nadia in realtà non è “propriamente” un’immigrata: è un’italiana che vive sotto il ricatto del permesso di soggiorno. Lo stato la considera una straniera, da rinchiudere ed espellere, perché è nata in Italia da genitori marocchini.

Una doppia violenza, che si aggiunge a quella patriarcale subita all’interno delle mura domestiche.

Nadia e sua sorella, infatti, avevano denunciato il padre per violenza. E dal carcere il padre le ha “espunte” entrambe, per vendetta, dal rinnovo del permesso di soggiorno.

Inizialmente affidata a una casa-famiglia, Nadia è fuggita per costruirsi autonomamente la vita che desiderava, ma si è ritrovata senza documenti ed è stata rinchiusa nel Cie.

Dopo aver subito la violenza maschile, ora Nadia subisce anche quella dello stato che le nega la libertà personale e rischia di essere deportata in Marocco, il paese di origine dei suoi genitori, in cui in realtà lei non è mai stata.

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II. Corpi che non contano

Un altro omicidio si aggiunge a quello di cui avevamo dato notizia qualche giorno fa. Anche questa volta si tratterebbe di una prostituta immigrata.

Ma quante prostitute, donne e trans, italiane e immigrate, vengono ammazzate ogni anno? E perché quando si parla di femminicidio non vengono (quasi) mai ricordate?

Riportiamo la notizia ansa

Ragazza cinese trovata morta a Milano. Sul collo della ragazza, seminuda, sono stati rinvenuti segni di strangolamento (04 gennaio, 09:39)

MILANO – Una ragazza cinese e’ stata trovata morta in un appartamento di viale Jenner. Sul collo della ragazza, seminuda, sono stati rinvenuti segni di strangolamento. A scoprire il cadavere e’ stato il proprietario dell’appartamento preso in fitto dalla ragazza.

E’ probabile l’omicidio della giovane, scoperto soltanto nel pomeriggio di ieri, sia in realta’ avvenuto il giorno prima. Secondo le prime ricostruzioni, la ragazza, dall’apparente eta’ di circa vent’anni, sembra si prostituisse nell’appartamento in cui e’ stata trovata. Gia’ ascoltati dai carabinieri alcuni residenti del civico 46 di viale Jenner.

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Corpi che non contano

Trovata uccisa prostituta colombiana a Trento, fermato un italiano

ultimo aggiornamento: 01 gennaio, ore 15:26

Trento – Il corpo agonizzante di una donna, una colombiana 26enne che si prostituiva in casa, è stato trovato nella sera del 31 dicembre, intorno alle 20, in via Brennero.

Trento, 1 gen – Delitto a Trento. Il corpo agonizzante di una donna, una colombiana 26enne che si prostituiva in casa, è stato trovato nella sera del 31 dicembre, intorno alle 20, in via Brennero, nel capoluogo trentino.

La ragazza, portata in ospedale non ce l’ha fatta, morendo poco dopo il ricovero.

Dopo la scoperta del delitto la Squadra Mobile di Trento ha arrestato un italiano, già in carcere a Spini di Gardolo (Trento).

Le indagini sono coordinate dalla Pm Alessia Silvi della Procura della Repubblica di Trento

(adnkronos)

L’assassino si chiama Claudio Ghesla, 49enne residente a Calceranica al Lago, nell’Alta Valsugana…

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Riflessioni di genere e classe su Cie e sdoganamenti

Siamo ormai arcistufe di leggere articoli che insistono sulla tesi del “raptus omicida” del fascista Casseri, né abbiamo mai tollerato che ogni atto femminicida venisse ricondotto ad un “raptus”.

Il femminicidio e la violenza contro le donne sono strumenti del dominio patriarcale, così come la violenza xenofoba è lo strumento della società razzista e classista.

Attenzione: stiamo dicendo “strumenti” e non “prodotti”, sia chiaro.

Detto questo, proseguiamo nel lavoro di smascheramento delle complicità con fascismo e razzismo e, al proposito, vi proponiamo le Riflessioni di genere e di classe sui Cie a cura delle compagne del martedì autogestito di Radio Onda Rossa (potete scaricarlo da qui), nonché le riflessioni di una compagna sullo sdoganamento delle fasciste in un preciso ambito “di dddonne” – da cui ci siamo sempre e volutamente tenute alla larga.

LA TRAGEDIA DELL’AVANSPETTACOLO

Vorrei partire dall’aporia che Giorgio Agamben individua nella analisi della Filosofia dell’hitlerismo di Lévinas[1] per riflettere su quanto è accaduto a Firenze, pochi giorni fa.

«L’eredità biologica è un destino – mostriamo di essere all’altezza di questo destino, in quanto consideriamo l’eredità biologica come un compito che ci è stato assegnato e che dobbiamo adempiere?»[2]

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Letture didattiche

Da questo documento emergono i legami e le relazioni esistenti tra alcuni agenti della questura di Pistoia e i testimoni dell‟accusa del processo per i fatti di Casapound Pistoia dell‟ 11 Ottobre 2009. Più in generale, emergono legami tra agenti della Questura di Pistoia ed esponenti dell‟estrema destra neofascista pistoiese, tra cui membri del Circolo Casapound “Agogè”. 

Così incomincia il dossier che il Comitato parenti e amici degli arrestati livornesi per i fatti di Pistoia ha consegnato, nel settembre del 2010, ai giornalisti.

Il circolo Casa Pound Agogè è proprio quello frequentato da Gianluca Casseri.

Non possiamo che consigliarvene caldamente la lettura…

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Italiani: brava gente?

Volentieri pubblichiamo le riflessioni di una compagna all’indomani della strage fascista di Firenze. Ma vorremmo fare alcune premesse.

In questi giorni si moltiplicano le richieste di chiusura delle sedi di Casa Pound, ma non si nominano gli altri covi fascisti (skinhouses, sedi di forza nuova, …). E poi, chi le dovrebbe chiudere queste sedi? La ministra dell’interno, cioè quella stessa Cancellieri che, mentre commissariava Bologna, ha sempre garantito agibilità a Casa Pound?

E’ dal 1989, quando venne ucciso a Villa Literno il rifugiato sudafricano Jerry Maslo, che ad ogni omicidio razzista sentiamo le solite litanie. Ma questo non ha impedito la morte violenta di altri/e immigrati/e nelle caserme, nelle carceri, nei cie, nei campi, nelle “baraccopoli”, nelle strade, nei cantieri. Per non parlare delle violenze e delle vessazioni inflitte quotidianamente a donne e uomini immigrati da parte di padroni, forze dell’ordine, “tranquilli cittadini”, ecc.

Scendiamo in piazza domani al fianco della comunità senegalese, ma con la consapevolezza che le centinaia e centinaia di violenze fasciste (tra gennaio 2005 e dicembre 2008 si sono verificate almeno 329 aggressioni fasciste e 161 atti vandalici/danneggiamenti inneggianti al nazifascismo) e razziste sono un dato di fatto che non si affronta con gli slogan né con la delega a chi oggi piange lacrime di coccodrillo.

Per rispetto nei confronti delle vittime del razzismo occorre rompere ogni complicità, definitivamente, e fare una volte per tutte i nomi dei responsabili dello sdoganamento neofascista avvenuto negli ultimi vent’anni..

Prima di tutto i nomi di coloro che, dal cuore delle istituzioni “democratiche”,  hanno coccolato, finanziato, corteggiato i neofascisti per avere in cambio voti e cani da guardia. Quelle istituzioni “democratiche” sono le stesse che hanno reso impossibile la vita di molti/e a colpi di pacchetti sicurezza e ordinanze razziste, coadiuvate da magistratura e forze dell’ordine.

Poi i nomi di quei politici o intellettuali “di sinistra”, come Paola Concia del Pd, che si sono prestati al giochetto del “dialogo” coi neofascisti.

Poi ancora i nomi dei media “democratici” che, mentre alimentano un clima di paura nei confronti degli immigrati, da sempre occultano la crescente presenza neofascista dietro l’espressione “giovani di destra”, come se si trattasse di innocui boy scouts.

Un militante di Casa Pound fa una strage di immigrati e la televisione ci propina Iannone con la sua favoletta ritrita dell'”associazione di promozione sociale e volontariato”!

Scriveva ieri, sul Manifesto, Saverio Ferrari:

[…] Ieri notte da Roma è stata indirizzata a tutti i responsabili locali di Casa Pound la seguente email: «Comunicazione interna urgente e riservata. Fare quadrato ora significa: negare la sua appartenenza al movimento, cancellare ogni traccia, stare zitti e far parlare solo i dirigenti autorizzati». […]

Nel paese in cui una sentenza della Cassazione (Cassazione penale, sez. V, 12 dicembre 2007, n. 46306) disconosce il valore sociale e morale dell’antifascismo, un dato di fatto parla chiaro: la repressione contro le/gli antifa. Soltanto nei primi mesi di quest’anno si conta un totale approssimativo di 325 provvedimenti in tutta Italia tra denunce, arresti, perquisizioni e obblighi di dimora. Per non parlare delle cariche contro i cortei antifascisti in occasione delle aperture di sedi fasciste… Ma questa è prassi normale: il 13 dicembre a Firenze la polizia ha caricato perfino donne e uomini senegalesi che manifestavano per l’orrenda morte dei loro fratelli avvenuta poche ore prima.

E non facciamoci ingannare da operazioni mediatiche quali quella contro Militia – avvenuta, guarda caso, all’indomani della strage di senegalesi. Quel Boccacci arrestato l’altro giorno – leader del già disciolto nazifascista Movimento Politico Occidentale (poi diventato Movimento Politico), nonché organizzatore, nel ’96, della manifestazione per il boia della Fosse Ardeatine Priebke – è lo stesso che, il 26 marzo 2011 a Milano, in conclusione di un corteo neofascista ha fatto dal palco il saluto romano, al fianco del negazionista Romagnoli, mentre la piazza gli rispondeva “Viva il duce”. Quel giorno, lo ricordiamo, a Milano sono state arrestate/i 43 antifasciste/i che avevano cercato di impedire quel corteo…

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Bologna, 12 dicembre: processo non accidentale alle anarchiche e agli 
anarchici

Nel 42° anniversario dell’orrenda strage di Piazza Fontana, che i tribunali 
italiani hanno decretato essere senza responsabili, a Bologna comincerà il 
processo alle compagne e ai compagni anarchici del Centro di documentazione 
Fuoriluogo.

Poco importa che quella data sia uno scherzo del destino o una coincidenza non 
casuale: rilevante è che, a distanza di quarant’anni, lo Stato capovolga la 
storia portando sul banco degli imputati compagne e compagni che si sono spesi 
generosamente nelle lotte contro lo sfruttamento, le nocività e i Cie-lager 
della democrazia.

L’attacco alle compagne e ai compagni di Fuoriluogo, accusati 
di “associazione per delinquere”, oltre ad essere un’operazione sporca e 
manipolatoria è anche un segnale chiaro a tutte e tutti coloro che si 
riuniscono in collettivi e gruppi informali per contrastare lo stato di cose 
esistente.

Come compagne, femministe e lesbiche ci schieriamo apertamente dalla parte di 
Fuoriluogo

– perché con queste compagne e questi compagni abbiamo condiviso un tratto di 
percorso nella lotta contro i Cie, nel pieno rispetto delle reciproche 
specificità e senza dover fronteggiare alcun tentativo di egemonia;

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anarchici

Esercizi di memoria

La sera del 30 novembre Adama è uscita dal lager bolognese. Ne siamo felici e le auguriamo di liberarsi al più presto anche dai percorsi di “protezione sociale” che, come abbiamo già avuto modo di verificare, troppo spesso infantilizzano disciplinando la gestione della vita (orari, comportamenti, ecc.) e del denaro.

Rimane aperta, in ogni caso, la questione Cie. La violenza nei confronti delle donne e degli uomini rinchiusi in quei lager non può essere, per noi, occultata dall’ipocrisia istituzionale di una sinistra che usa la terribile storia di una donna per rifarsi una verginità politica dopo aver creato, oltre un decennio fa, quei lager per migranti.

Non intendiamo farci abbindolare da dichiarazioni quali quelle pubblicate su un noto quotidiano all’indomani della “liberazione” di Adama:

Bologna non è rimasta indifferente. “Una vergogna” l’aveva definita il sindaco, e tutta la sinistra si è mobilitata. Dopo la denuncia di Migranda è intervenuto il ministro degli interni Anna Maria Cancellieri promettendo una “verifica scrupolosa” e un approfondimento in tempi rapidi.

Per questo, e perché la memoria storica non sia un passatempo ma una pratica, riteniamo importante pubblicare la riflessione di alcune compagne romane sulla genealogia dei Cie.

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Per Adama, oltre Adama

E’ sicuramente noto a tutte il caso, recentemente emerso, di Adama, donna senegalese ed ennesima vittima della doppia violenza, maschile e di Stato. Per farla breve, dopo anni di violenze e soprusi da parte dell’uomo con cui conviveva, Adama ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine e, per tutta risposta, è stata rinchiusa nel Cie di Bologna perché sprovvista del permesso di soggiorno.

Sulla sua situazione circola da giorni un appello, pubblicato in occasione del 25 novembre e ripreso da vari quotidiani.

La storia di Adama ha colpito molte/i. A leggere le centinaia di firme raccolte per lei in pochi giorni si direbbe che abbia colpito anche appartenenti a quegli stessi partiti che, durante il governo Prodi, votarono proprio a favore della creazione di questi lager per migranti, allora denominati Centri di permanenza temporanea, con la famigerata legge Turco-Napolitano (legge 40/98).

Ovviamente siamo dalla parte di Adama, e speriamo che possa al più presto uscire dall’orrenda gabbia in cui è stata rinchiusa. Ma proprio perché siamo dalla sua parte, anziché firmare un appello preferiamo ribadire che questi lager devono essere chiusi UNA VOLTA PER TUTTE.

Essere dalla parte di Adama significa, per noi, andare oltre Adama.

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Presidio per Malika, il 12 novembre a Firenze

Riceviamo dal collettivo antipsichiatrico A. Artaud – e pubblichiamo – la convocazione di un presidio per Malika, dei cui abusi subiti in seguito ad uno sfratto avevamo già scritto qui il 21 ottobre scorso.

LA STORIA DI MALIKA: NOI NON ARCHIVIAMO!!

sabato 12 novembre presidio 10.30 Piazza San Firenze
– a seguire conferenza stampa alle ore 11.30.

NON E’ SUCCESSO NIENTE…

Nella giornata di mercoledì 12 ottobre abbiamo appreso dai legali di Malika Yacout che il medico legale e l’ufficiale Giudiziario imputati di “violenza privata” e “lesioni personali in concorso di reato” NON SONO STATI RINVIATI A GIUDIZIO, questa è la decisione del Giudice dell’Udienza Preliminare, quindi il caso è chiuso, e il procedimento archiviato…
Non è successo niente…
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